QUADRO SINOTTICO DEL PROGETTO E DELLE ATTIVITA’ DISCIPLINARI (PDF)


ILLUSTRAZIONE GRAFICO-TEORICA RIASSUNTIVA DELL’ATTIVITA’(PDF)

 

Assegnare – al Laboratorio – un nome che contenga la parola  “abilità” – al posto della parola  “disabilità – vuole rappresentare l’affermazione del principio di uguaglianza tra le persone – nel nostro caso, tra gli studenti –, le quali tutte posseggono alcune abilità più sviluppate, rispetto ad altre che si collocano entro limiti cosiddetti normali o più ristretti.
Il potenziamento delle prime, a gradi sempre più elevati, e lo sviluppo possibile o il recupero parziale delle ultime consente – in ciascun essere umano – lo sviluppo della persona nell’insieme delle sue caratteristiche; e, quando questo sviluppo avviene armoniosamente e in un’atmosfera serena e stimolante, la presenza dei limiti passa del tutto in secondo piano, dinanzi alla manifestazione gioiosa e prorompente di quelle espressioni dell’umano che parlano della persona nella sua interezza, anche in   vece  di quelle altre costrette a tacere. Incoraggiare questo processo, affermando il diritto alla manifestazione e al pieno sviluppo della persona – in ogni essere umano – nella molteplicità delle abilità di ciascuno, è il compito principale del Laboratorio.

Partendo dal riconoscimento del mondo personale di ciascuno, le attività laboratoriali mirano al potenziamento dell’identità personale, all’ampliamento del campo delle esperienze e a favorire la partecipazione alla vita comunitaria.
Nella vita scolastica di ogni studente, limiti e mancanze possono essere parzialmente o completamente superati, partecipando pienamente all’avventura culturale, in un processo educativo di reciproco riconoscimento e rispetto, fatto di donazione e accoglienza, che valorizzi i punti di forza di ognuno e favorisca una crescita integrale, con modalità comunicative originali, con contenuti innovativi, nel coinvolgimento attivo degli allievi, dei soggetti diversamente abili e/o con bisogni educativi speciali, dei docenti e degli assistenti educatori.
Le attività laboratoriali invitano a  “ripercorrere i percorsi”, sviluppando la ricerca e la sperimentazione di strategie didattiche nuove e diverse.
Il Laboratorio è inteso come luogo:
1) in cui sperimentare la gioia di apprendere;
2) ove riscoprire gli aspetti pratici delle discipline studiate;
3) aperto alle proposte di docenti e studenti, per concretizzare forme interdisciplinari, conoscere tecniche, apprendere i legami tra i saperi e il mondo circostante;
4) in cui i soggetti che presentano difficoltà diverse possono sviluppare ed esprimere le loro potenzialità.

Le attività laboratoriali, attraverso una programmazione che prevede esperienze didattiche, da condividere, di volta in volta, coi gruppi-classe (esperienze, comunque, legate e coordinate tra loro), consentono – ai soggetti che presentano le più varie difficoltà – di partecipare a una serie di interventi tesi a stimolare integralmente, unitariamente e coordinatamente, l’area cognitiva, l’area motorio-sensoriale, l’area socio-affettiva e ad accogliere le istanze provenienti dalla più ampia gamma dei bisogni educativi speciali.

L’attività si articola in due momenti:

a) uno, di tipo più teorico, mirante ad approfondire aspetti epistemologici e metodologici 
sul dibattito intorno a una didattica più inclusiva (anche attraverso gli incontri cogli esperti);
b) uno, di tipo più teorico-pratico, teso a sperimentare un’attività educativa
* meno vincolata a programmi scolastici ben delineati;
* più libera nel dipanarsi in percorsi tematici, storico-interdisciplinari, trasversali;
* più attenta ai processi educativi che agli apprendimenti veri e propri;
* più capace di modularsi secondo i bisogni, i ritmi, le potenzialità di ciascuno;
* in un’atmosfera più serena e collaborativa.
 
Si cerca di esplorare le possibilità di un percorso educativo teso a promuovere la persona dell’allievo diversamente abile e/o con bisogni educativi speciali (il quale si trova nell’età dell’adolescenza), evitando atteggiamenti di esclusione, iperprotezione e infantilizzazione.

L’attività di cui trattasi s’inserisce armoniosamente nel più generale Progetto d’Istituto, il quale persegue una maggiore aderenza ai bisogni degli allievi (nella loro totalità e nella complessa varietà in cui essi si esprimono).
Da qui:
—  una più marcata flessibilità organizzativa/oraria/temporale;
—  una più decisa trasversalità nei percorsi disciplinari e multi/interdisciplinari;
—  una più estesa personalizzazione del curricolo, con la dovuta attenzione alla gamma 
delle potenzialità e dei bisogni educativi speciali, dei quali i casi di deficit psico-fisico 
rappresentano, soltanto, una parte.

In questo orizzonte, già da tempo, l’Istituto rivolge una particolare attenzione agli allievi diversamente abili: dall’agibilità/fruizione degli spazi (abbattimento barriere architettoniche e altri interventi), alla dimensione del benessere psico-fisico; dal recupero delle abilità più deboli, al rafforzamento delle competenze e all’allargamento delle conoscenze; dalla costruzione del gruppo di lavoro sull’handicap, ai progetti-ponte con le scuole di provenienza e ai progetti che alternano scuola e lavoro, al fine di individuare i percorsi formativi successivi, in vista di un armonico inserimento lavorativo.

Le finalità da perseguire sono le seguenti:

* affermazione del principio della pari dignità dell’allievo diversamente abile e/o con bisogni educativi speciali nella partecipazione all’offerta formativa;
* superamento graduale e progressivo di tutti gli ostacoli interni (alla persona dell’allievo diversamente abile e/o con bisogni educativi speciali: potenziamento e recupero delle abilità più deboli) ed esterne (presenti nella scuola: — a livello di preparazione didattica, di sensibilità, di propensione a sganciasi da rigidità programmatiche e a intrecciare percorsi educativi più flessibili e multidisciplinari; — di disponibilità della scuola a intessere, col soggetto di cui sopra, un rapporto di apertura, accoglienza, dialogo, collaborazione,  recupero,  riconoscimento e valorizzazione);
* consapevolezza – da parte della generalità degli allievi – di essere partecipi, coralmente, a un cammino educativo unitario;
* consapevolezza – da parte dei docenti – di dover intendere l’attività educativa quale luogo d’incontro e di promozione della crescita umana e culturale di tutti gli allievi, nella varietà delle loro abilità, dei loro bisogni, della loro originalità di persone; e di considerare l’offerta formativa a servizio della persona e non viceversa.

La calibratura degli obiettivi da perseguire avviene, nel rispetto delle peculiarità presenti nei vari allievi, in due momenti e luoghi distinti ma coordinati:

a) nelle normali aule scolastiche e nella mattutina attività curricolare:
 
* i saperi vengono offerti e discussi secondo forme consolidate, ma con un’attenzione rivolta alle diverse modalità di fruizione (stili di apprendimento);
* con un crescente interesse verso teorie epistemologiche e pratiche metodologiche che prevedono la calibratura degli interventi educativi e che suggeriscono i modi più appropriati per una proficua interazione delle varie figure presenti nell’aula (allievi cosiddetti normodotati, allievi diversamente abili e/o con bisogni educativi speciali, docenti curricolari, assistenti educatori, docenti di sostegno);

b) nell’aula del Laboratorio Montessori, nelle ore pomeridiane del martedì e del mercoledì:

* i saperi vengono offerti e discussi in forme più libere e inconsuete;
* seguendo percorsi trasversali e multidisciplinari;
* con un approccio multimediale;
* con uno sguardo verso la dimensione pratico-operativa delle discipline;
* nello sforzo del fare ricerca; 
* con metodo cooperativo e con l’attiva e serena partecipazione degli allievi;
* nell’orizzonte epistemologico e metodologico di cui sopra.

Le più avanzate metodologie della didattica e dell’apprendimento:

— insistono sulla maggiore importanza del processo, rispetto al bagaglio contenutistico;
— affermano la necessità di curare in misura maggiore le abilità e le competenze, rispetto ai
contenuti;
— privilegiano la dimensione del  “saper essere”  e del  “saper fare”, rispetto a quella di un 
sapere più acritico e meno capace di interagire con la vita intera dell’allievo;
— legano il percorso educativo all’insieme delle potenzialità, degli interessi, delle pur presenti 
disabilità, della globalità della persona dell’allievo.

Nell’attività laboratoriale, il docente:

— ha la funzione di favorire percorsi originali, garantendone il rigore procedurale;
— diventa tutore e stimola l’azione di tutoraggio reciproco tra gli allievi;
— disvela il fascino nascosto delle discipline e ne suggerisce le connessioni;
— promuove l’operare cooperativo;
— amplia il campo esperienziale;
— agevola l’instaurarsi di un’atmosfera armoniosa.

Nell’attività pomeridiana di laboratorio, non c’è la scansione curricolare degli apprendimenti e l’attività educativa si dispiega secondo forme più libere; in particolare, vengono individuate 
tre modalità:

— di ordine tematico e trasversale alle discipline (la bellezza, il bene, l’energia, la difesa 
dell’ambiente, etc.);
— di carattere storico e trasversale alle discipline (un periodo storico rivisitato attraverso 
le varie discipline);
— riformulazione di alcuni paralleli apprendimenti curricolari del mattino, rivisitati/calibrati in 
riferimento alla realtà dei vari studenti presenti nel Laboratorio (l’argomento del 
mattino può essere oggetto della lezione pomeridiana, nella riformulazione di cui sopra).

Questo tipo di attività multidisciplinare e multimediale è in grado di mobilitare, in tutti gli allievi, l’interesse, l’attenzione, le motivazioni allo studio; di rafforzare la memoria,  suscitare emozioni,  migliorare le relazioni,  stimolare le potenzialità sensoriali,  facilitare gli apprendimenti.

Un primo elemento innovativo del Laboratorio è costituito dalla sperimentazione di modalità didattiche:

— che privilegiano le competenze rispetto alle conoscenze;
— che fanno interagire e integrare i vari segmenti culturali, in una combinazione che, di per sé,
si rivela qualitativamente nuova e feconda, capace com’è di produrre interconnessioni 
maieutiche nella mente e nella persona intera dell’allievo diversamente abile e/o con 
bisogni educativi speciali;
— che sperimentano modalità partecipative più coinvolgenti e collaborative; meno competitive
e logoranti;
— che favoriscono il moltiplicarsi dei codici e dei linguaggi; che accolgono le differenze e le 
valorizzano;
— che fanno progredire le capacità logiche e stimolano il pensiero divergente e 
multiplo-circolare;
— che rendono più operativi i saperi;
— che promuovono l’idea di un sapere e di un uomo integrali.

Si ritiene che il modello laboratoriale possa e debba contagiare la didattica generale della scuola.

Altro elemento innovativo è rappresentato dal carattere di “tirocinio formativo” – interno all’Istituto – che alla frequenza del laboratorio è riconosciuto; tirocinio che prevede, anche, il riconoscimento di un credito e che offre la possibilità di sperimentare importanti forme didattiche, spendibili – un domani – nel mondo del lavoro.

Un’ulteriore elemento di innovazione, da approfondire e incrementare, è costituito dalla collaborazione più forte tra la scuola e alcuni enti/soggetti esterni, operanti a livello istituzionale, nella ricerca scientifica, nella cultura in genere, nel lavoro (e nel volontariato) in campo socio-assistenziale.

Al termine di ogni lezione laboratoriale, si registra l’andamento dell’attività, utilizzando le seguenti schede:

— per i docenti: scheda per la stesura della relazione relativa all’incontro;
— per gli studenti diversamente abili e/o con bisogni educativi speciali: scheda per 
l’osservazione dell’attività;
— per gli altri allievi: scheda per l’osservazione e la rubrica autovalutativa, corredata
del vademecum.

FORMULIAMO   ALCUNI   AUSPICI:

—  ci attendiamo un’attenzione più forte della scuola (e della società) verso gli allievi con bisogni 
educativi speciali e una più vera inclusione;
—  dai docenti, ci attendiamo una maggiore disponibilità all’avvicinamento alla moderna 
psico-pedagogia e didattica inclusiva; nonché, un’attenzione più vigile a quanto si va 
sperimentando a riguardo (a partire dal nostro Istituto);
—  dagli studenti, ci attendiamo che colgano l’importanza della proposta didattica innovativa
e che ne valorizzino gli esiti positivi, rimotivando e rifondando (in alcuni casi) il senso
del loro essere a scuola;
—  dagli allievi diversamente abili e/o con bisogni educativi speciali, ci attendiamo un
atteggiamento di disponibilità all’incontro coi loro compagni, coi docenti e con le 
proposte formative loro offerte; da loro, ci attendiamo che sentano forte il senso di una
presenza più pregnante nel loro essere a scuola; che sviluppino una rinnovata 
fiducia nelle loro capacità;
—  ci attendiamo che nel profilo dinamico-funzionale dell’allievo diversamente abile si
registri un progresso diffuso nel campo psico-fisico, in generale, così da permettere
una riformulazione del piano educativo individualizzato;
—  ci attendiamo, infine, che i contenuti culturali appresi e l’atmosfera educativa alla quale
l’allievo partecipa (anche quando non la colga nella sua complessità e interezza) rimetta
in movimento le potenzialità e le risorse in lui presenti.

La buona riuscita di questa attività sperimentale si misurerà:

— nella forza del dialogo che si instaurerà tra l’attività del mattino e quella del pomeriggio e
la conseguente rete di rimandi didattici e culturali;
— nella riduzione della distanza tra i piani educativi rivolti alla generalità degli allievi e quelli
rivolti, invece, agli allievi con bisogni educativi speciali;
— nel registrare la richiesta di partecipazione al Laboratorio di nuovi allievi e docenti;
— nel prendere atto, con soddisfazione, che l’insegnante di sostegno e l’assistente educatore
non rimangono ai margini dell’attività scolastica, ma vi partecipano attivamente, esprimendo la
loro competenza didattica e culturale.